Giuseppe Lanzi

Giuseppe Lanzi

Finanza etica, coerenza e scelte difficili

Versión en español abajo

Riflessioni da socio nel contesto delle elezioni del nuovo CdA di Banca Etica - di Giuseppe Lanzi

Sono diventato socio di Banca Etica nell’anno 2000, attratto dall’idea che una banca potesse davvero mettere al centro la giustizia economica, l’impatto sociale e la coerenza valoriale. Da allora seguo da vicino il percorso del nostro Gruppo, consapevole che crescere in coerenza non è mai facile.

In queste ultime settimane, quando ancora la campagna elettorale per il CdA di Banca Etica non dovrebbe ancora essere partita, tra i temi più sentiti nella discussione tra socie e soci, c’è quello della presenza di banche coinvolte nel finanziamento agli armamenti tra i soci di minoranza di Etica SGR. È una questione seria. Ma è anche una questione che viene affrontata, con strumenti concreti e risultati reali.

È vero che alcuni dei soci di minoranza di Etica SGR sono banche che compaiono nelle relazioni sull’export di armi. Non hanno potere decisionale, ma collocano oltre il 50% delle masse gestite da Etica SGR.

E qui nasce la legittima preoccupazione: le provvigioni che ricevono per questa attività potrebbero finire in investimenti finalizzati alla produzione delle armi. Non ho dati ufficiali ma stando a quanto scrive Nigrizia sono 7,7 milioni di euro, mentre per Altreconomia si tratta di “alcune decine di milioni” …

OK! È vero. Ma fermandosi a quel dato, si vede solo una mezza verità e si guarda il dito che indica la luna… Etica SGR distoglie dal mercato delle armi 4 miliardi di euro che oggi invece sono investiti eticamente. Se non fossero investiti in Etica SGR potrebbero essere utilizzati al 100% per finanziare le guerre.

Etica SGR trattiene la maggior parte degli utili, e oltre la metà viene redistribuita a Banca Etica. È un circuito virtuoso, non perfetto, ma molto meglio della media di mercato.

Tra le voci più autorevoli che hanno riflettuto su questi temi, quella di Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo (https://retepacedisarmo.org/), offre una chiave di lettura utile per affrontare con realismo — ma senza ambiguità — la questione dei soci bancari di Etica SGR. Riassumo qui, in forma sintetica e discorsiva, alcune sue posizioni espresse in varie sedi pubbliche e reperibili online.

Secondo Vignarca, il nodo è strategico e delicato: Etica SGR non investe in armi — ed è una delle poche realtà a non averlo mai fatto — ma collabora con banche che invece, in altri ambiti della loro operatività, continuano a finanziare l’industria bellica. È una contraddizione evidente, certo, ma anche una potenziale opportunità.

Quando una banca come BPER o BPM, presenti tra i soci di minoranza di Etica SGR, colloca fondi a “impatto zero armi”, contribuisce — magari indirettamente e senza cambiare tutto il proprio modello — a spostare una parte dei capitali dei suoi clienti da investimenti tradizionali, spesso legati a settori come quello militare o fossile, verso progetti etici e disarmati. Questo non significa che siano “assolte” dalla responsabilità delle loro altre attività, né che possano considerarsi etiche tout court. Ma dimostra che la finanza etica può funzionare come un cavallo di Troia: uno strumento capace di ridurre i flussi verso le armi dall’interno del sistema, non solo in opposizione ad esso.

Momento topico dell’assemblea del 2014 a Napoli

Naturalmente, questa dinamica comporta un rischio molto concreto: che le banche coinvolte sfruttino la partnership con Etica SGR solo per ripulirsi l’immagine (greenwashing, o peggio peace-washing) senza modificare davvero i propri comportamenti. Per questo, dice Vignarca, è fondamentale non fermarsi al dato formale, ma costruire un patto chiaro e vincolante: o queste banche si impegnano pubblicamente ad abbandonare progressivamente il finanziamento all’industria bellica, o devono essere escluse da un percorso che si vuole coerente e trasformativo.

Contaminare il sistema può essere una scelta giusta, coraggiosa, persino strategica. Ma senza monitoraggio, trasparenza e criteri rigorosi, il rischio è che la contaminazione si trasformi in complicità.

Un utile elemento di riflessione riguarda il percorso intrapreso da Banca Etica per tutelare l’integrità etica di Etica SGR. Nel tempo, sono state compiute scelte significative, come l’acquisizione della quota di maggioranza — oggi pari al 51,47% — e, più recentemente, la decisione di acquisire la società Impact SGR, con l’obiettivo di ampliare l’offerta di fondi realmente orientati all’impatto sociale e ambientale positivo. Queste azioni testimoniano l’impegno costante nel rafforzare il presidio valoriale anche all’interno del comparto del risparmio gestito.

In questa tornata assembleare, anche figure che hanno avuto ruoli di rilievo nella governance della Banca — come Alessandro Messina, ex direttore generale di Banca Etica e attuale amministratore delegato di Atlas SGR (www.atlassgr.it/alessandro-messina) — hanno espresso posizioni molto critiche verso l’assetto attuale di Etica SGR, arrivando a proporre soluzioni drastiche come l’uscita dei soci di minoranza “non etici”.

Conosco Alessandro perchè ho condiviso con lui l’esperienza nel Consiglio di Amministrazione di CAES – Consorzio Assicurativo Etico e Solidale. Le proposte che oggi sostiene con la sua Lista Autonoma — per quanto suggestive — semplificano una questione delicata e rischiano di compromettere un percorso costruito con fatica e risultati concreti, più che contribuire davvero a rafforzare la coerenza del nostro progetto comune.

Si passa dal proporre la fuoriuscita dei soci cosiddetti “non etici” alla cessazione della distribuzione degli utili a loro favore, fino all’esclusione dai compensi per l’attività di collocamento dei fondi. Tutte ipotesi che, pur potenzialmente ispirate da intenti condivisibili, trascurano i vincoli giuridici, economici e contrattuali che regolano una società per azioni e le sue attività. Non è possibile forzare l’uscita di un socio, né interrompere arbitrariamente la distribuzione di utili o i compensi pattuiti, senza esporsi a contenziosi o minare la stabilità della società. Il rischio concreto è che simili strappi — oltre a indebolire Etica SGR — finiscano per restituire miliardi di euro alla finanza convenzionale, vanificando venticinque anni di costruzione paziente della finanza etica.

Una proposta così divisiva, basata più sul “verosimile” che sul concreto, ha già generato, oltre ad un serio danno reputazionale collegando il marchio di Banca Etica al commercio delle armi, una frattura tra i soci: danno e frattura che il nuovo Consiglio di Amministrazione dovrà affrontare con pazienza, competenza e responsabilità, per ricostruire fiducia.

Chi propone cambiamenti radicali ha il dovere di presentare soluzioni concrete e realizzabili, non gesti evocativi ma irrealizzabili. La coerenza non si misura con l’intransigenza, ma con la capacità di trasformare i valori in scelte efficaci. Escludere soci o rompere contratti, senza un piano praticabile, rischia di indebolire proprio la finanza etica che si vuole rafforzare. Le regole societarie non sono ostacoli: sono strumenti da usare con intelligenza — inserendo clausole vincolanti, facendo pressione collettiva in assemblea, costruendo alleanze più coerenti. È così che si difendono i valori: rendendoli praticabili.

Nei percorsi elettorali di Banca Etica, l’approccio populistico — oggi tanto in voga negli Stati Uniti, in Ungheria e purtroppo in crescita anche in Italia — è pericoloso. 

L’evento a Sacro Convento di Assisi su Finanza Etica e Laudato si’ (2020). Anna Fasano dialoga con Guido Viale, moderati da Andrea Di Stefano

Non è adatto a un progetto come il nostro, che si fonda su partecipazione, approfondimento e costruzione collettiva. Un progetto al quale migliaia di persone, in Italia e in Spagna, hanno creduto e contribuito, con dedizione e visione.

Anche la proposta, emersa nel programma della Lista Autonoma, di rendere Fiare Banca Etica una banca autonoma spagnola, sembra andare in questa direzione di chiusura. Una scelta che appare, più che un riconoscimento dell’autonomia, una rinuncia: abbandonare i soci spagnoli al proprio destino, per ripiegarsi sull’ombelico italiano.

Per parafrasare una vecchia pubblicità, Banca Etica non è una banca grande; è una grande banca. E nel suo piccolo, guarda al mondo, non solo alla Spagna, per contaminarlo con l’energia di una finanza diversa, giusta, inclusiva, etica.

Chi mi conosce, anche solo un po’, sa che non ho mai avuto timore di prendere posizione, quando si tratta di Banca Etica. Pur conoscendone anche i problemi e i difetti, continuo a credere profondamente nel valore di Banca Etica e la considero una delle poche realtà capaci di coniugare ideali alti con strumenti concreti.

Durante le presidenze di Fabio Salviato, ero meno presente nella vita sociale: vivevo all’estero, impegnato in progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo. Al mio rientro in Italia, ho sostenuto apertamente prima la candidatura di Ugo Biggeri e poi quella di Anna Fasano, perché ne condividevo visione, stile e capacità di ascolto.

Nell’assemblea del 2022, su proposta dei soci del Nord Est, mi sono candidato fuori dalle liste. Sono risultato il “primo dei non eletti”, e anche se non sono entrato nel Consiglio, considero quell’esperienza un arricchimento.

Anche oggi, sento il dovere di espormi: sostengo con convinzione la candidatura di Aldo Soldi e della Lista Partecipativa, che considero più coerente, più capace e più adatta a guidare la Banca nei prossimi anni.

Con Aldo ci sono persone di grande competenza, sensibilità e visione. Ho il privilegio di conoscerli uno per uno, e sono certo che sapranno portare nel Consiglio di Amministrazione tutta la ricchezza delle loro esperienze.

Chi volesse approfondire, li trova qui: https://listapartecipativa.eu/persone-candidate/

Chi invece non conoscesse il percorso elettorale di Banca Etica, e la differenza tra una Lista Partecipativa ed una Lista Autonoma, può comprendere meglio guardando questa pillola video realizzata dall’Ufficio Affari Generali di Banca Etica https://youtu.be/EEC0I2TWb68?si=V-r4p4RybST493pR

Finanzas éticas, coherencia y decisiones difíciles

Reflexiones como socio en el marco de la elección del nuevo Consejo de Administración de Banca Etica - por Giuseppe Lanzi

Me hice socio de Banca Etica en el año 2000, atraído por la idea de que un banco podía centrarse realmente en la justicia económica, el impacto social y la coherencia de valores. Desde entonces, he seguido de cerca la trayectoria de nuestro Grupo, consciente de que crecer en coherencia nunca es fácil.

En estas últimas semanas, cuando todavía no debería haber empezado la campaña electoral para el Consejo de Administración de Banca Etica, entre los temas de discusión más sentidos entre los accionistas figura la presencia de bancos dedicados a la financiación de armamento entre los accionistas minoritarios de Etica SGR. Se trata de una cuestión grave. Pero también es una cuestión que se está abordando, con herramientas concretas y resultados reales.

Es cierto que algunos de los accionistas minoritarios de Etica SGR son bancos que aparecen en los informes de exportación de armas. No tienen poder de decisión, pero colocan más del 50% de los activos gestionados por Etica SGR.

Y aquí es donde surge la legítima preocupación: las comisiones que reciben por esta actividad podrían acabar en inversiones destinadas a la producción de armas. No dispongo de cifras oficiales, pero según Nigrizia, se trata de 7,7 millones de euros, mientras que para Altreconomia son “algunas decenas de millones”…

¡VALE! Es verdad. Pero si te detienes en esa cifra, sólo ves una verdad a medias y miras el dedo que señala a la luna… Etica SGR desvía 4.000 millones de euros del mercado armamentístico, que ahora se invierten éticamente en su lugar. Si no se invirtieran en Etica SGR podrían utilizarse al 100% para financiar guerras.

Etica SGR retiene la mayor parte de los beneficios, y más de la mitad se redistribuye a Banca Etica. Es un circuito virtuoso, no perfecto, pero mucho mejor que la media del mercado.

Entre las voces más autorizadas que han reflexionado sobre estas cuestiones, la de Francesco Vignarca, coordinador de las campañas de la Red Italiana para la Paz y el Desarme (https://retepacedisarmo.org/), ofrece una clave útil para abordar de forma realista -pero sin ambigüedades- la cuestión de los socios bancarios de Etica SGR. Resumo aquí, de forma sintética y discursiva, algunas de sus posiciones expresadas en diversos foros públicos y disponibles en línea.

Según Vignarca, el nudo es estratégico y delicado: Etica SGR no invierte en armas -y es una de las pocas realidades que nunca lo ha hecho-, sino que colabora con bancos que, en cambio, en otros ámbitos de sus operaciones, siguen financiando la industria bélica. Se trata de una contradicción evidente, sin duda, pero también de una oportunidad potencial.

Cuando un banco como BPER o BPM, que figuran entre los accionistas minoritarios de Etica SGR, colocan fondos de “impacto cero armas”, están contribuyendo -quizás indirectamente y sin cambiar todo su modelo- a desplazar parte del capital de sus clientes de las inversiones tradicionales, a menudo vinculadas a sectores como el militar o el de los combustibles fósiles, hacia proyectos éticos y de desarme. Esto no significa que estén “exentas” de responsabilidad por sus otras actividades, ni que puedan considerarse éticas tout court. Pero sí demuestra que las finanzas éticas pueden funcionar como un caballo de Troya: una herramienta capaz de reducir los flujos hacia las armas desde dentro del sistema, no sólo en oposición a él.

Asamblea de Turín 2017

Por supuesto, esta dinámica conlleva un riesgo muy real: que los bancos implicados exploten la asociación con Etica SGR sólo para limpiar su imagen (greenwashing, o peor aún, peace-washing) sin cambiar realmente su comportamiento. Por esta razón, dice Vignarca, es crucial no detenerse en los datos formales, sino construir un pacto claro y vinculante: o estos bancos se comprometen públicamente a abandonar progresivamente la financiación a la industria bélica, o deben ser excluidos de un camino que sea coherente y transformador.

Contaminar el sistema puede ser una opción acertada, valiente e incluso estratégica. Pero sin control, transparencia y criterios estrictos, el riesgo es que la contaminación se convierta en complicidad.

Un elemento de reflexión útil se refiere al camino emprendido por Banca Etica para proteger la integridad ética de Etica SGR. A lo largo del tiempo, se han tomado decisiones significativas, como la adquisición de la participación mayoritaria —actualmente del 51,47%— y, más recientemente, la decisión de adquirir la sociedad Impact SGR, con el objetivo de ampliar la oferta de fondos verdaderamente orientados al impacto social y ambiental positivo. Estas acciones testimonian el compromiso constante por reforzar la dimensión ética también en el ámbito de la gestión del ahorro.

En esta ronda de reuniones, incluso figuras que han desempeñado papeles importantes en la gobernanza del banco – como Alessandro Messina, ex director general de Banca Etica y actual consejero delegado de Atlas SGR (www.atlassgr.it/alessandro-messina ) – han expresado posturas muy críticas hacia la actual configuración de Etica SGR, llegando incluso a proponer soluciones drásticas como la salida de los accionistas minoritarios “poco éticos”.

Conozco a Alessandro porque compartí con él la experiencia en el Consejo de Administración del CAES – Consorzio Assicurativo Etico e Solidale. Las propuestas que ahora apoya con su Lista Autonoma -por muy sugerentes que sean- simplifican una cuestión delicada y corren el riesgo de comprometer un camino construido con mucho trabajo y resultados concretos, en lugar de ayudar realmente a reforzar la coherencia de nuestro proyecto común.

Éstas van desde proponer la salida de los accionistas denominados “poco éticos” hasta el cese del reparto de beneficios a su favor, pasando por la exclusión de la remuneración de las actividades de colocación de fondos. Todas ellas son hipótesis que, aunque potencialmente inspiradas por intenciones loables, pasan por alto las limitaciones jurídicas, económicas y contractuales que rigen una sociedad anónima y sus actividades. No es posible forzar la salida de un accionista, ni interrumpir arbitrariamente el reparto de beneficios o la remuneración acordada, sin exponerse a litigios socavar la estabilidad de la empresa. El riesgo real es que tales desgarros -además de debilitar a Etica SGR- acaben devolviendo miles de millones de euros a las finanzas convencionales, anulando veinticinco años de paciente construcción de finanzas éticas.

Una propuesta tan divisiva, basada más en lo “verosímil” que en lo concreto, ha generado ya, además de un grave daño reputacional al vincular la marca Banca Ética al comercio de armas, una fractura entre: daño y fractura que el nuevo Consejo de Administración deberá abordar con paciencia, competencia y responsabilidad, para reconstruir la confianza.

Quienes proponen cambios radicales tienen el deber de presentar soluciones concretas y realizables, no gestos evocadores pero irrealizables. La coherencia no se mide por la intransigencia, sino por la capacidad de transformar los valores en opciones eficaces. Excluir a los socios o romper los contratos, sin un plan viable, corre el riesgo de debilitar la propia financiación ética que se quiere reforzar. Las reglas de la empresa no son obstáculos: son herramientas que hay que utilizar con inteligencia: insertando cláusulas vinculantes, presionando colectivamente en la junta de accionistas, construyendo alianzas más coherentes. Así es como se defienden los valores: haciéndolos practicables.

Un momento de la Asamblea de Lametia Terme (2011) con Marco Piccolo, Andrea Baranes y Mariateresa Ruggiero.

En los caminos electorales de Banca Etica, el enfoque populista -tan en boga hoy en Estados Unidos, Hungría y desgraciadamente también en auge en Italia- es peligroso. No es adecuado para un proyecto como el nuestro, que se basa en la participación, la profundización y la construcción colectiva. Un proyecto en el que miles de personas, en Italia y en España, han creído y han contribuido, con dedicación y visión.

Incluso la propuesta, surgida en el programa de la Lista Autónoma, de hacer de Fiare Banca Etica un banco autónomo español, parece ir en esta dirección de cierre. Una elección que parece, más que un reconocimiento de la autonomía, una renuncia: abandonar a los socios españoles a su suerte, para apoyarse en el ombligo italiano.

Parafraseando un viejo anuncio, Banca Etica no es un banco grande; es un gran banco. Y a su pequeña manera, mira al mundo, no sólo a España, para contaminarlo con la energía de unas finanzas diferentes, justas, inclusivas, éticas.

Quienes me conocen, aunque sea un poco, saben que nunca he tenido miedo de tomar partido cuando se trata de la Banca Etica. Aunque también conozco sus problemas y carencias, sigo creyendo profundamente en el valor de la Banca Etica y la considero una de las pocas realidades capaces de combinar nobles ideales con instrumentos concretos.

Durante la presidencia de Fabio Salviato, estuve menos presente en la vida social: vivía en el extranjero, comprometido en proyectos internacionales de cooperación al desarrollo. A mi regreso a Italia, apoyé abiertamente primero la candidatura de Ugo Biggeri y luego la de Anna Fasano, porque compartía su visión, su estilo y su capacidad de escucha.

En la Asamblea de 2022, a propuesta de los miembros del Noreste, me presenté como candidato fuera de las listas. Fui el “primero de los no elegidos“, y aunque no entré en la Junta, considero la experiencia un enriquecimiento.

Incluso hoy, siento que es mi deber hablar claro: apoyo incondicionalmente la candidatura de Aldo Soldi y la Lista Partecipativa, que considero la más coherente, la más capaz y la más adecuada para dirigir el Banco en los próximos años.

Junto a Aldo hay personas de gran competencia, sensibilidad y visión. Tengo el privilegio de conocerlos uno a uno, y estoy seguro de que sabrán aportar al Consejo toda la riqueza de su experiencia.

Quienes deseen más información pueden encontrarla aquí: https://listapartecipativa.eu/es/persone-candidate/

Aquellos que no estén familiarizados con el proceso electoral de Banca Etica, y la diferencia entre una Lista Participativa y una Lista Autonómica, pueden entenderlo mejor viendo esta píldora de vídeo realizada por la Oficina de Asuntos Generales de Banca Etica.